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02 maggio 2016

Steven Wilson – Hand. Cannot. Erase.

Giusto il tempo di disfare i bagagli, di ritorno dalla trasferta toscana che ci ha visti in prima fila ad una delle date italiane del tour europeo di Steven Wilson, ed impazienti di raccontarvi come è andata.

Meglio conosciuto come frontman e fondatore della band prog-rock dei Porcupine Tree, nel corso degli ultimi 30 anni Steven Wilson ha dato vita a numerosi progetti paralleli (tra i quali Blackfield e No-Man), oltre ad affiancare una carriera solista in cui ha concentrato il suo continuo ed instancabile percorso di ricerca e sperimentazione sonora.

Il concerto, che si è tenuto presso l’OBIHall di Firenze, è stato strutturato in due parti.

Nella prima parte la band ha eseguito integralmente tutti i brani di Hand. Cannot. Erase., quarto album in studio di Steven Wilson, pubblicato a Febbraio 2015, un concept-album basato sulla storia di Joyce Carol Vincent, una giovane donna trovata senza vita nel proprio appartamento a due anni di distanza dalla sua morte. In quel lasso di tempo nessuno l’aveva cercata, nonostante avesse una famiglia e degli amici.

Il disco alterna brani più articolati e tecnici (con i tempi dispari tanto cari al pubblico amante del prog), a lunghe melodie più orchestrali e malinconiche, di una profondità e bellezza inarrivabili.

“Routine” ne è uno degli esempi più significativi, e la potete ascoltare accompagnata dal filmato di animazione in stop-motion diretto da Jess Cope, con la partecipazione straordinaria di Ninet Tayeb alla voce.

Album: Hand. Cannot. Erase.
Anno: 2015
Etichetta: Kscope

La seconda parte del concerto è stata invece dedicata ad alcuni dei brani più famosi del percorso solista dell’artista, alternati ad alcuni inediti contenuti nel nuovissimo album “4 ½”.

Steven ha colto l’occasione per tributare due grandi artisti scomparsi nel 2016, citandoli come forma di grande ispirazione per quanto riguarda la continua evoluzione artistica cui hanno dedicato l’intera carriera.

Nel primo caso l’aneddoto è alquanto emblematico.
David Bowie, recentemente scomparso, ha salutato i suoi fans pubblicando l’album Blackstar pochi giorni prima della sua morte, anticipato a Dicembre dal video del brano Lazarus, in cui un Bowie bendato inscena la sua morte/resurrezione. Nel 2005, con i Porcupine Tree, Steven Wilson aveva composto un brano omonimo, in cui nel testo si parlava profeticamente di un certo David:

“My David don’t you worry
This cold world is not for you…”

In chiusura è stata poi la volta di Prince, mostro sacro ed icona del pop anni ’80, a cui Steven Wilson ha dedicato una cover del brano Sign ‘O’ The Times.

Il concerto si è concluso con un lungo ed interminabile applauso, meritatissimo, dopo oltre tre ore di musica, sulla coda di capolavori quali “The Sound of Muzak” e “The raven that refused to sing”, forse il miglior brano composto nella sua carriera, a detta dello stesso Steven Wilson.

Che dire: chapeau!

Da accompagnare con: White Russian…ebbene sì, Steven Wilson si è presentato nel cambio palco, sorseggiandone uno!